Io quando esce il tema dell’aborto sul forum dovrei alzarmi ed andare a fare una passeggiata all’aria aperta, e tornare solo a sera, e magari dedicarmi alle faccende domestiche. Perché tanto lo so, che piovono stronzate, e qualche volta più che piovere grandinano (e la grandine già non scivola più addosso come le gocce). Mica per cattiveria, è proprio per umano limite. Come quella che racconta la sua esperienza di ragazzina che deve affrontare un aborto, e tutte giustamente ad abbracciarla, e sto per farlo anche io… e che però più sotto persino lei ha il suo bel giudizio da buttare addosso a qualcuna, perché lei ha abortito sì ma ci si è trovata, mica come quella sua conoscente che ha ne ha fatto 4 o 5 aborti, che “schifo infinito” (sic). E a me cascano le braccia. Ecco, io queste classifiche del cazzo, tra povere donne, della serie ci sto male ma c’è chi è più assassina di me, non le sopporto più.
Perché in cima a questa perversa piramide ci so’ quelle che il bimbo se lo sono tenute, menzione speciale se era malato, e poi vengono quelle che hanno abortito ma il bimbo era senza speranze, sempre meno peggio di quelle che il bimbo era “solo” malato. Che comunque possono vantare delle attenuanti su quelle che hanno fatto una vera e propria IVG, con il distinguo che bisogna vedere se ti ci sei trovata senza colpa o se non hai preso precauzioni. Ed in fondo alla scala dell’infamia quelle che ne hanno fatta più di una, di IVG, perché proprio non hanno imparato la dura lezione. Quelle son lì per far sentire tutte le altre meglio, si direbbe.

A me non date attenuanti, grazie, non me ne faccio niente, non mi servono. Non ho nulla di cui debba giustificarmi *con voi*.

Alla fine ne ho parlato un po’ con Simone e mi ha fatto bene, ci siamo ricordati assieme di quella ragazza che mentre io aspettavo per l’ennesima ecografia per vedere se la bambina era ancora viva venne a prendere appuntamento per una IVG. E che entrambi l’avevamo guardata un po’ straniti per questa strana ironia del destino, ma senza odiarla, senza rabbia e senza giudizio, né allora né oggi. Ché c’avevamo altro da pensare, in quel momento, che a farci belli sulla pelle altrui.

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Un tè con le Parche

settembre 11, 2008

Non Cloto, Lachesi ed Atropo, che in fondo se ne stanno lì zitte e bone, filano e tagliano e il quadretto ha anche una sua *sobria* poesia. No.

Bensì tre benintenzionate signore che, ritrovandosi ad un tè tra compagne di corso (di taglio e cucito, appunto) per fare quattro chiacchiere in letizia… non trovano di meglio che mettersi ognuna a raccontare, a turno ma anche no, delle malattie, sofferenze, agonie e morti dei rispettivi genitori e/o suoceri. Con dovizia di pittorici dettagli.

Surreale. Giuro, mi sembrava di essere piombata in una piece di Ionesco.

Ma fin lì, era una cosa ancora reggibile.

E’ stato quando la più dolce e benintenzionata delle tre ha aperto il capitolo “consolazione” con la seguente frase: “Be’, ma in fondo la sofferenza purifica…” che ho provato l’irresistibile impulso di alzarmi e scappare urlando, in cerca del primo banchetto dove si firmi per una legge sull’eutanasia.

Non l’ho fatto, mi sono alzata e con un sorriso ed un bel modino ho detto uh come s’è fatto tardi, e sono CORSA A CASA A MANGIARMI QUALSIASI COSA DOLCE MI CAPITASSE SOTTO MANO, E IN KIULO LA DIETA PER OGGI.

Essantapazienza, che non ne posso più di questa stronzata da era pre-morfinica della sofferenza che fa tanto bene!