I piccoli lutti, i lutti dei piccoli

novembre 6, 2008

Il contraccolpo del cambio asilo sta arrivando, direi.

Stamattina Sara non è andata all’asilo, aveva effettivamente un po’ di tosse, niente di preoccupante ma ha detto “sono malata” e quindi senza nemmeno bisogno di guardarci per mettersi d’accordo l’abbiamo tenuta a casa.

Pero’ era “strana”, e vabbe’ che potrebbe covare qualcosa, ma insomma era come se cercasse il motivo per scontrarsi con me e Simone…

La mattinata è andata avanti tra tentativi di gestione, di buttarla un po’ sul ridere, e qualche scozzo.

Sono giorni che al mimino accenno che mammina potrebbe avere da fare in futuro e magari assentarsi un paio di giorni sono urli e rifiuto, mammina deve stare con lei. Preoccupante, perché effettivamente io dovro’ assentarmi per tre giorni a breve, cosa che finora è sempre andata liscia, ma così mi dava un po’ pensiero..

Alla fine, all’ora di pranzo complice la stanchezza e la fame scoppia una mezza tragedia di cui non si capisce il motivo. Ed io mi dico ok, ne hai il diritto, ti abbiamo preso dal tuo ambiente e spostato ad un altro da un giorno all’altro, vorrei vede’ che non ne risentissi nemmeno un po’…
Io lo so che mia figlia è una personcina di affetti tenaci, al di là della socievolezza poi in realtà non si affeziona facilmente, ma quando succede sono affetti che durano nel tempo e richiedono costanza anche dall’altra parte…

Così mi metto seduta per terra vicino alla mia cucciola che un po’ frigna un po’ ringhia e non sa bene con chi prendersela, la convinco a venirmi in braccio ed a bere qualche sorso di acqua e fiori di Bach. E parliamo.

Tra di noi funziona così: lei parla poco, a smozzichi, a ringhiate appunto, io allora provo a dar forma ai suoi pensieri e se lei li riconosce mi dice sì… Così inizio: tesoro sei arrabbiata? con mamma? Sei arrabbiata con mamma perché ti ha portato in un altro asilo? E poi si arriva allo scoglio: perché vorresti stare con i tuoi amici dell’altro asilo?
E lei mi dice di sì, e si mette a piangere tra le mie braccia, ed io penso che in fondo non è giusto chiederle di non piangere, di essere coraggiosa, di fare la bimba grande, di non mostrare dolore e dispiacere per questo grande cambiamento nella sua vita. E così me la tengo lì, stretta, come quando era più piccola e ci stava tutta sulla mia pancia, e la lascio sfogare senza dire niente.
Dura poco, in fondo, pochissimo. Poi si alza, prende il bicchiere e finisce di bere l’acqua e va di là da suo padre a mangiare. Leggera, sorridente, così diversa da un attimo prima.
E mentre mangia pane e olio nuovo mi dice mamma, allora se devi andare in quel posto dove i bimbi non possono venire va bene, io sto qui con babbo.

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